Dior secondo Demarchelier

Natale non sarà Natale senza regali, – brontolò Jo, stesa sul tappeto”. Ve lo ricordate? E’ l’incipit di Piccole Donne, il primo libro contenuto ne I quattro libri delle Piccole Donne di Louisa May Alcott , la raccolta che ha accompagnato la mia infanzia.  E non solo, poiché al libro sono seguite anche le versioni cinematografiche e una versione cartoon (viste tutte, of course!). Era una lettura obbligata, ai tempi, insieme a Il Libro Cuore e al Diario di Anna Frank. Insomma…  se ai bambini di oggi Harry Potter sembra già sfortunato perché orfano, non oso immaginare cosa penserebbero se avessero a che fare con i personaggi letterari prima, animati poi, propinati a noi bambini degli anni Settanta-Ottanta, tutti alle prese con povertà, fame, guerra, malattie… e non avevano neppure una bacchetta magica per cercare di trasformare la dura realtà in cui il loro scrittore li aveva costretti a vivere…!

In questo scenario “desolante”, le sorelle March avevano l’indubbio vantaggio di strappare anche sorrisi, oltre che lacrime… Certo, non mancava il topos della lontananza del padre impegnato in guerra e delle donne a casa ad attenderne il ritorno. Nulla di nuovo, in realtà, visto che era dai tempi di Ulisse che Penelope se ne stava a casa ad aspettare… Ma quando ero bambina non avevo ancora studiato la letteratura dei grandi, perciò la storia delle sorelle March mi sembrava davvero speciale e assolutamente credibile. La mia preferita era Jo, il “maschiaccio” dal carattere ribelle e dal cuore grande che sognava di diventare una scrittrice. E non è un caso, secondo me, che il romanzo della Alcott inizi proprio con le parole di Jo che anch’io ho voluto ricordare all’inizio del mio post…

Natale non sarà Natale senza regali” è quello che ci ripetiamo anche noi ogni anno, sottoponendoci a maratone estenuanti di shopping. Del resto, è questo il periodo dell’anno piu’ importante per il settore commerciale: prodotti, linee e novità di qualsivoglia genere merceologico arrivano puntuali nei negozi, proprio nel momento in cui la maggior parte di noi è a caccia di quel qualcosa di buono, bello, utile o futile che sia, da donare ad amici e parenti.

La ricerca del regalo perfetto inizia quasi sempre in libreria: amo donare (ma anche ricevere!) libri, per cui è davvero una tappa obbligata. Nel corso dell’ultimo giro di ricognizione, sono rimasta colpita da questa copertina:

 

 

 

 

Si tratta di un coffee table book, un’espressione anglosassone che mi piace moltissimo perchè descrive alla perfezione contenuto e funzione di questo prodotto editoriale. Con questa definizione, infatti, si fa riferimento a libri fotografici dalla veste grafica curatissima, dotati di copertine rigide e corredati da stringate didascalie che si propongono come forma di intrattenimento, adatti per intavolare una conversazione o semplicemente per alleviare la noia perchè sono fatti per essere guardati piu’ che per essere letti.

Il libro Dior Couture è stato pubblicato in Italia da Rizzoli ed è arrivato nelle librerie pochi giorni fa, il 6 Dicembre. E’ il risultato dell’incontro del grande fotografo di moda Patrick Demarchelier con le creazioni haute couture della maison Dior dal 1947 al 2011. Un portfolio di oltre 100 fotografie di abiti realizzati negli atelier Dior sotto la direzione artistica del fondatore, naturalmente, e dei suoi successori: Yves Saint Laurent, Marc Bohan e John Galliano.

Ammiro molto il lavoro di Patrick Demarchelier, perchè ha una dote rara: quella di sapersi mettere da parte. Mi spiego meglio. Nelle foto di moda, spesso prevale la ricerca estetica o lo stile personale del fotografo, facendo passare in secondo piano l’abito. Demarchelier, invece, ha la magica capacità di rendere protagonista la creazione couture ed è questo che a mio modesto parere lo rende il più grande fotografo di moda vivente. E Miranda ne Il diavolo veste Prada la pensa esattamente come me (anche se non lo dice esplicitamente, ma sappiamo tutte quanto sia allergica all’encomio…).

Una piccola rassegna degli scatti e degli abiti che mi hanno fatto sognare:

 

Abito new look di Christian Dior


Christian Dior


John Galliano per Christian Dior


John Galliano per Christian Dior

 

Protagonisti di questi scatti sono gli abiti haute couture, capolavori di sartoria e di artigianalità ancora ai nostri giorni. Perchè se è vero che il pret à porter si  è piegato alle leggi del mercato globale, l’alta moda resta ancora una produzione di nicchia ad altissima specializzazione: le modelle vestono capi unici che vengono realizzati solo su commissione. I materiali preziosi, la ricerca stilistica, l’abilità manuale: tutto concorre alla resa artistica di questi abiti. E Demarchelier ce ne restituisce tutta la magia contestualizzando gli abiti nel rispetto della loro anima a Pechino, a New York e a Parigi. Davanti all’obiettivo di Monsieur Demarchelier: Karlie Kloss, Natalia Vodianova, Gisele Bündchen,  l’attrice Charlize Theron e molte altre. Le immagini sono accompagnate dai testi di Ingrid Sischy, ex caporedattore della rivista Interview Magazine, e da una prefazione speciale dell’artista americano Jeff Koons.

Peccato aver già inviato la letterina a Babbo Natale… Mi resta pur sempre la Befana, no?!

 

 

TAGS